Giornata Sociale Diocesana – 19 Giugno 2015

Giornata Sociale Diocesana_locandina ADDIOPIZZO S.EGIDIO

Enrico Interdonato – Psicologo “Comitato Addiopizzo Messina ONLUS”

“LIBERI DI SCEGLIERE: ALTERNATIVE DI VITA PER I FIGLI DI FAMIGLIE DI ‘NDRANGHETA”

Inquietanti dati statistici del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria raccontano che negli ultimi vent’anni nelle sue aule sono stati trattati più di 100 procedimenti per reati di associazione mafiosa (e connessi) e più di 50 procedimenti per omicidi e tentati omicidi – alcuni dei quali commessi anche ai danni di rappresentanti delle forze dell’ordine – commessi da minori. I destini di molti di questi ragazzi, una volta diventati maggiorenni, si sono rivelati drammaticamente simili: morte violenta o reclusione al 41 bis. E ad oggi il T.M. di Reggio Calabria si trova a giudicare i fratelli più piccoli e i figli di coloro che erano processati negli anni novanta e nei primi anni del duemila, tutti appartenenti alle storiche famiglie ‘ndranghetistiche calabresi, le quali si assicurano il potere sul territorio grazie alla continuità generazionale.

Il principale punto di forza della ‘Ndrangheta è, infatti, la valorizzazione criminale dei legami familiari: stretti vincoli di parentela che si cristallizzano in una rigida struttura in cui i componenti respirano, giorno dopo giorno, gli elementi di una cultura mafiosa diffusa, che cresce e si sviluppa attraverso i legami affettivi e relazionali. La ‘Ndrangheta, dunque, si eredita. E il destino che riserva a questi ragazzi è drammatico.

Tali considerazioni di fondo, l’esperienza maturata e l’analisi delle tristi storie di questi ragazzi hanno indotto ad un’attenta riflessione gli operatori della giustizia minorile a Reggio Calabria, che si è rafforzata nella convinzione che bisognava orientare diversamente l’attività del tribunale per i minorenni e censurare i modelli educativi deteriori mafiosi – nei casi in cui sia messo a repentaglio il corretto sviluppo psico-fisico dei figli minori – nello stesso modo con cui si interviene nei confronti di altri genitori abusanti/maltrattanti, o che abbiano problemi di alcolismo o tossicodipendenza.

Pertanto, rompendo gli indugi, negli ultimi tre anni il T.M. di Reggio Calabria ha mutato l’orientamento giurisprudenziale ed è intervenuto con diversi provvedimenti civili di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale e allontanamento dei minori dal nucleo familiare, con affido ai Servi Sociali competenti, e collocamento anche fuori dalla Regione Calabria, in tutti i quei casi di riscontro di un concreto pregiudizio. Ad esempio, nei casi di indottrinamento malavitoso, nei casi di coinvolgimento dei minori negli affari illeciti di famiglia, alla presenza di reati sintomatici di un’escalation deviante e di omissione di controllo da parte della famiglia o nelle situazioni di rischio – per l’incolumità psico-fisica dei minori – per faide tra ‘ndrine.

Tali provvedimenti si prefiggono l’obiettivo di fornire agli sfortunati ragazzi delle ‘ndrine adeguate tutele per una regolare crescita psico-fisica e, nel contempo, la chance di sperimentare alternative/orizzonti culturali, psicologiche e sociali, nonché dei parametri educativi diversi da quelli del deteriore contesto di provenienza, funzionali ad evitarne la strutturazione o la definitiva strutturazione criminale.

In altri termini far intravedere che esiste un altro modo di vivere, in cui non è il cognome che porti a scegliere per sé, bensì la propria coscienza, e offrire gli stimoli umani necessari per poter scegliere il proprio destino in maniera libera e consapevole.

Una volta emanato il provvedimento di allontanamento, i minori vengono accolti all’interno di una cornice semi-strutturata in cui l’istituzione pubblica si congiunge e coniuga con il privato sociale specializzato, proponendo interventi combinati a vari livelli e con il coinvolgimento di diverse professionalità che accompagneranno i minori in un percorso individualizzato che li renda “liberi di scegliere”.

Tale assunto metodologico è stato sperimentato, a partire dal 2013, dall’Ufficio di Servizio Sociale Minorile di Messina che ha coinvolto il Comitato Addiopizzo Messina ONLUS, – operante in città con attività si sensibilizzazione e contrasto al fenomeno del pizzo e della mafia in generale – nell’innovativa presa in carico di due casi di allontanamento di minori fuori dalla Regione Calabria.

I primi risultati di tale operato si sono rivelati incoraggianti.

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