Parte il Consumo critico Addiopizzo anche a Messina ricordando Libero Grassi

Il 29 agosto 1991 veniva ucciso a Palermo l’imprenditore Libero Grassi che si era ribellato pubblicamente alla mafia ed in totale solitudine aveva deciso di non pagare il pizzo. A seguito della richiesta estorsiva Libero Grassi aveva risposto attraverso la celebre “lettera al caro estortore” fatta pubblicare sul quotidiano  Giornale di Sicilia, che qui riprendiamo:

“Caro estortore… volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”. Libero Grassi, dal Giornale di Sicilia del 10 gennaio 1991.

Il Comitato Addiopizzo Messina onlus intende ricordare la figura di Libero Grassi, padre del movimento antiracket siciliano, che ha pagato con la vita l’isolamento cui era stato ridotto dalla mafia, dai colleghi commercianti e dalle organizzazioni di categoria che non hanno voluto sostenere la sua lotta. Con un gesto che vuole essere in piena continuità con la lettera al “caro estortore”, il Comitato Addiopizzo Messina rende pubblica la prima lista di cittadini/consumatori della Provincia di Messina che si impegnano a sostenere con i loro acquisti quei commercianti che hanno denunciato il pizzo.

Mentre nel 1991 Libero Grassi si trovò solo contro la mafia, oggi il primo migliaio di cittadini a Messina ha sottoscritto un impegno etico ed economico allo stesso tempo: non lasciare più soli gli imprenditori che si ribellano alla prepotenza mafiosa. Questo gesto vuole sottolineare quanti passi in avanti siano stati compiuti nella lotta alla mafia soprattutto di ordine sociale e culturale. Nel 1991 una lista di cittadini che chiedono ai commercianti di non pagare più il pizzo non si poteva nemmeno immaginare.

A Palermo, dove il consumo critico Addiopizzo è attivo dal 2004 sono già 830 le attività economiche aderenti e 10.435 i cittadini che sostengono il progetto, mentre a Catania, dove si opera dal 2006 sono 123 gli esercizi commerciali e 5.365 cittadini/consumatori.

A Messina il progetto di rendere la lotta alla mafia una semplice azione quotidiana fatta attraverso gli acquisti e partecipata da un intero popolo è ancora agli inizi. Nelle prossime settimane saranno resi noti i nomi dei componenti della Commissione di Garanzia, istituita per esaminare e vagliare le richieste di adesione dei commercianti alla lista “pizzo free”.

Tante persone comuni, tanti i giovani “i più adatti a sentire il fresco profumo di libertà” (cit. Borsellino) di una lunga lista fatta da 872 cittadini che con la propria firma scelgono pubblicamente di impegnarsi nella lotta alla mafia, a partire dai propri acquisti quotidiani. Tante le persone note, il Sindaco di Messina Renato Accorinti, il segretario della CISL Tonino Genovese, il presidente di Confindustria Ivo Blandina, operatori del sociale come Annamaria Garufi e Carmen Currò, il Dirigente scolastico dell’I.C. di Villa Lina Giovanna De Francesco, ma anche il Questore Carmelo Gugliotta, l’assessore Daniele Ialacqua e l’ex assessore Gianfranco Scoglio. Tante persone comuni, di tutte le età ed estrazioni sociali, tutti accomunati dal desiderio di rendere più giusta la nostra società

Un nuovo modo di concepire l’antimafia, non autoreferenziale fatto da eroi professionisti in doppio petto, ma gente comune, cittadini consapevoli, che chiedono che le istituzioni e gli organi di polizia rinnovino l’azione a tutela della sicurezza pubblica e della libera attività di impresa, ma soprattutto si impegnano ad essere protagonisti scegliendo prodotti e servizi forniti da imprenditori, esercenti e professionisti che non paghino il pizzo o che, essendo stati vittime di richieste estorsive, ne abbiano fatto denuncia.

Una lista, quella presentata oggi da Addiopizzo Messina nell’anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, che nonostante le tante differenze e diversità accomuna tutti e rende tutti uguali, protagonisti in prima persona della lotta alla mafia, non importa essere Sindaco o Questore, ogni cittadino ha il potere di scelte consapevoli, eticamente orientate, che non necessitano di condanne di Cassazione per diventare esecutive.

Solo con il sostegno dei consumatori, i commercianti potranno avere il coraggio di uscire dalla schiavitù in cui si trovano e finalmente comprendere che denunciare gli estortori non è solo giusto, ma anche conveniente.

Appare utile ricordare quanto riportato nella Relazione sullo stato della Giustizia nel Distretto di Messina dal Procuratore della Repubblica Guido Lo Forte: “Per quanto riguarda le estorsioni, le indagini hanno rivelato che esse vengono richieste “a tappeto”. Tutte le attività economiche, anche quelle minori, vengono assoggettate a questo crimine. La motivazione è abbastanza evidente: in questo modo il controllo del territorio da parte dell’associazione mafiosa diviene manifesto a tutti, senza la necessità di dover ricorrere a dimostrazioni violente, che immancabilmente determinano una più energica reazione da parte dello Stato. La pratica del racket “a tappeto” riduce notevolmente il rischio che l’organizzazione corre quando effettua richieste per somme di denaro ingenti in danno di pochi grandi imprenditori. Secondo un documentato studio della Fondazione Chinnici (alla cui redazione ha partecipato lo scrivente Procuratore della Repubblica) il racket costa alla Sicilia 1,3 punti percentuali del PIL, e le tangenti risultano addirittura più elevate nella provincia di Messina rispetto a quella di Palermo. Secondo questo studio, infatti, il commercio al dettaglio tra Catania, Siracusa e Palermo subisce una tangente media mensile che si aggira attorno ai 400 euro, mentre i commercianti al dettaglio della provincia di Messina sono quelli che subiscono richieste più elevate. E secondo un’altra indagine di Altroconsumo, Messina risulterebbe la città più cara d’Italia a parità di paniere di spesa. Peraltro il problema del racket non si esaurisce nel costo aggiuntivo che impone agli imprenditori e ai commercianti e che quindi imprenditori e commercianti poi in qualche modo trasferiscono sui consumatori. Il racket ha anche un costo economico-sociale molto più grave. Il contesto di insicurezza che caratterizza il sistema economico disincentiva la creazione di nuove imprese e scoraggia quanti operano già nel settore dall’espandere la propria attività commerciale; l’imprenditore, per non palesarsi agli occhi dell’organizzazione criminale, potrebbe scegliere di non ampliare la propria attività pur avendone i margini e le potenzialità. In questo senso il racket produce un effetto ancora più negativo, ancora più inquinante, in quanto costituisce un ostacolo allo sviluppo ed è un fattore di declino dell’economia messinese”.

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