Una nomina di alto profilo per la guida del Comune di Messina

Luigi Croce, 74 anni torna nella sua città d’origine dopo aver guidato per dieci anni la Procura di Messina. Magistrato in pensione ha svolto in Sicilia l’intera carriera in magistratura. Mosse i primi passi nel 1965 come pretore di Palermo. Dal 1969 al 1972 è stato sostituto alla Procura di Agrigento prima di ritornare a Palermo dove ha ricoperto diversi incarichi di prestigio. E’ stato sostituto procuratore, poi sostituto procuratore generale fino al 1993 quando ha ottenuto la nomina a procuratore aggiunto.
Croce è tornato a Messina nel 1998. Il 12 settembre si insediò alla guida della Procura dove restò per dieci anni fino al settembre 2008 quando tornò a Palermo con l’incarico di Procuratore Generale, carica che ha ricoperto fino all’ottobre dell’anno scorso quando ha lasciato la magistratura.
Quella di Luigi Croce è stata una lunghissima carriera contraddistinta da decine d’inchieste sulla guerra di mafia nel palermitano fra i clan di Cosa Nostra, sugli intrecci mafia- politica-imprenditoria e sulla massoneria. Durante gli anni in cui fu sostituto procuratore a Palermo Croce coordinò le indagini sull’omicidio di Pio La Torre.
Quando nel 1998 giunse a Messina, Croce si trovò a fare i conti con una città ed una Procura reduci dalle devastazioni provocate dal “caso Messina”. Il verminaio colpì il mondo politico e quello della magistratura scatenando reazioni a catena dopo l’omicidio del professor Matteo Bottari. Croce ha legato il suo nome anche alla clamorosa inchiesta sulla gestione di Messinambiente coordinata insieme con il sostituto procuratore Ezio Arcadi. Scattarono numerosi arresti e l’azienda fu commissariata per infiltrazioni mafiose. In quegli anni Croce fu più volte sentito dalla Commissione Antimafia davanti alla quale portò le due denunce. Fu proprio nel 1998 che Luigi Croce parlò ai membri della Commissione di Messina città ai margini della società con strutture investigative insufficienti ed una criminalità dilagante. Una città in cui imperversava il racket delle estorsioni e la criminalità organizzata faceva affari d’oro. Senza contare la presenza del fenomeno mafioso che molti si ostinavano a minimizzare ma che Croce definì ben radicato nel territorio e che proliferava grazie alla forte omertà generale. (tratto da tempostretto.it)

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