Grazie Messina!

Sentiamo il bisogno di ringraziare quanti hanno manifestato, pubblicamente ed in privato, a ciascuno di noi vicinanza ed affetto. Ci hanno ringraziato ed incoraggiato nel nostro impegno centinaia di persone, movimenti, associazioni antiracket ed organismi del volontariato della città e della provincia, sindacati, tanti sacerdoti e parroci, partiti politici da sinistra a destra, cronisti e giornalisti, ringraziamo tutti e ciascuno. Una grande prova di solidarietà e di civiltà che si è contrapposta ad una squallida azione di intolleranza e violenza. Un ringraziamento particolare al dott. Lucio D’Amico che ha compreso sin dal primo momento la portata umana della questione ed il turbamento di molti di noi.

Non è stata, infatti, solo un’aggressione verbale quella che abbiamo subito il 14 agosto, ma una vera e propria azione di espulsione fisica da via Garibaldi; evidentemente non eravamo degni, a giudizio di quei signori del Comitato Vara, di festeggiare anche noi a nostro modo la festa dell’Assunta.

Abbiamo notato con piacere che negli interventi di tutte le autorità civili e religiose durante la processione, tutti abbiano chiesto alla Madonna per Messina lavoro e sviluppo per uscire dalla crisi in cui vive. E quante madri, immaginiamo noi, avranno chiesto a Maria in cuor loro, un lavoro per il proprio figlio disoccupato.

Ci chiediamo cosa sarebbe successo se avessimo scritto sul nostro volantino “Maria liberaci dalla disoccupazione e dona lavoro e sviluppo per Messina”. Il Comitato Vara si sarebbe “turbato”? Lasciamo ai messinesi il giudizio. Noi abbiamo voluto urlare invece “Maria libera Messina dal pizzo e dalla mafia”. Quella frase è per noi non solo una preghiera ma anche una dichiarazione di impegno. Perché il Comitato Vara, giustificato dall’assessore Caroniti, asserisce che ci sia stato un collegamento strumentale con la festa dell’Assunta” e la mafia? Allora chi chiede lavoro collega strumentalmente Maria alla crisi economica?

Noi crediamo che non ci possa essere lavoro e sviluppo a Messina proprio a causa della presenza della mafia e della sua pratica più ignobile quale è il pizzo. A questo proposito il Procuratore Capo Guido Lo Forte nell’ultima Relazione sullo stato della giustizia penale a Messina afferma: Tutte le attività economiche, anche quelle minori, vengono assoggettate a questo crimine”.

Le più recenti operazioni antimafia e gli imponenti sequestri di capitali per centinaia di milioni di euro hanno dimostrato quanto l’economia messinese sia inquinata dalla mafia, che distorce i normali equilibri di  una società di libero mercato in particolare condizionando concorrenza e merito. Ancora dalla RelazionedelProcuratore Lo Forte leggiamo: “Secondo uno studio della Fondazione Chinnici (alla cui redazione ha partecipato lo scrivente Procuratore della Repubblica) il racket costa alla Sicilia 1,3 punti percentuali del PIL, e le tangenti risultano addirittura più elevate nella provincia di Messina rispetto a quella di Palermo. Secondo questo studio, infatti, il commercio al dettaglio tra Catania, Siracusa e Palermo subisce una tangente media mensile che si aggira attorno ai 400 euro, mentre i commercianti al dettaglio della provincia di Messina sono quelli che subiscono richieste più elevate (…) Il contesto di insicurezza che caratterizza il sistema economico disincentiva la creazione di nuove imprese e scoraggia quanti operano già nel settore dall’espandere la propria attività commerciale; In questo senso il racket produce un effetto ancora più negativo, ancora più inquinante, in quanto costituisce un ostacolo allo sviluppo ed è un fattore di declino dell’economia messinese.”

Ed allora, se le considerazioni ufficiali del Procuratore Lo Forte sono vere, ci chiediamo cosa serve a Messina per uscire dalla crisi? Genericamente lavoro e sviluppo?

Prendiamo atto con rammarico che non ci sono state formulate pubbliche scuse e che persino l’invito di S.E. l’Arcivescovo è caduto nel vuoto, mentre non c’è stata una solo parola circa l’accaduto da parte del Signor Sindaco. Apprendiamo dalla nota che ha diffuso il Comitato Vara che “resta disponibile a riconoscere il torto per eventuali intemperanze là dove verranno accertate dalle Autorità di Pubblica Sicurezza”. Dunque chiediamo coerentemente che quando saranno accertati i reati commessi i signori che abbiamo “conosciuto” il 14 agosto siano espulsi dal Comitato Vara ed esclusi dall’organizzazione della nostra festa più importante.

L’accaduto, sia pure spiacevole, ha sortito il risultato positivo di aver aperto, per la prima volta in città, un dibattito di questa portata, sulla presenza e sul grado di infiltrazione della mafia nella società e nell’economia messinese. A quanti ci hanno espresso solidarietà chiediamo uno sforzo in più, quello di impegnarsi direttamente ed in prima persona nell’affermazione dei valori positivi di legalità e giustizia sociale, ciascuno nel proprio piccolo.

Le esperienze di Addiopizzo a Catania e Palermo dimostrano come si possa rendere visibile un tessuto economico e sociale sano, contrapposto a quello inquinato e grigio. Attraverso il consumo critico “pago chi non paga” i cittadini si impegnano a scegliere nei propri acquisti quotidiani imprenditori, esercenti e professionisti che non paghino il pizzo o che, essendo stati vittime di richieste estorsive, ne abbiano fatto denuncia e per questo restiamo impegnati nella raccolta delle firme. Questa clausola etica può e deve essere assunta anche dagli Enti pubblici nei propri albi di fornitori e professionisti di fiducia. Per questa battaglia continueremo ad impegnarci a Messina ed auspichiamo che molti altri giovani si uniscano a noi, perché il messaggio che volevamo lanciare il 14 agosto scorso non resti un’anomalia ma diventi la normalità.

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