Addiopizzo alla Giornata della Legalità degli studenti, esposta l’auto di Capaci. Alecci e Gugliotta ai giovani: fate le vostre scelte di campo

ImageÈ l’una passata di una mattinata calda e davanti al Palacultura c’è un grande cubo di plexiglass con dentro rottami d’auto compressi, “… ma cos’é questa cosa” domanda un’anziana signora, la busta del pane in mano, sta tornando a casa. Un ragazzo pronto s’avvicina e spiega subito “signora, è la macchina del giudice Falcone“, e la signora “Mariiia, che fini chi ficiru“. Già, quelle lamiere contorte del nostro sangue siciliano versato contro la mafia ieri mattina hanno attirato l’attenzione di centinaia di persone, e molti avranno riflettuto almeno per un attimo sulla storia di Giovanni Falcone. Quel cubo della memoria indelebile, simulacro del sacrificio immenso di tanti, è rimasto lì per tutta la giornata in occasione della 3° Giornata della legalità, promossa dalla Consulta degli studenti, un evento cui hanno partecipato centinaia di ragazzi delle superiori. La presenza di quell’auto è stata ottenuta dai ragazzi messinesi di Addipizzo.
Ieri, scelta non casuale, era l’anniversario della morte di Peppino Impastato e Aldo Moro, due vicende così diverse e tragiche dell’Italia degli anni più bui della nostra storia recente, il giorno in cui un intero Paese si ripiegava su sè stesso. Proprio Impastato nella sua Cinisi, a cento passi dal boss Tano Badalamenti, aveva gridato a squarciagola da un microfono della sua radio libera e “Aut” che la mafia è una montagna di merda.
Nel corso della mattinata s’è tenuto il convegno “La legalità nella quotidianità”, che s’è aperto con la proiezione di un bellissimo video proprio sulla vita di Peppino Impastato, poi sono intervenuti il prefetto Francesco Alecci e il questore Carmelo Gugliotta. Subito dopo si sono succeduti gli interventi del presidente della Consulta Giammarco Orlando e del presidente della Commissione legalità Daniele Chiara, che hanno illustrato il programma della giornata. Il prefetto Alecci ha puntato l’attenzione sull’importanza per i giovani di acquisire una coscienza critica che si può formare solo attraverso lo studio, la ricerca, la conoscenza e la curiosità su ciò che ci circonda. Analisi, confronto e maturazione di una coscienza critica sono le basi della vera lotta alla mafia. Il prefetto ha poi esortato i giovani a compiere una scelta di campo, quella della legalità, senza ambiguità e tentennamenti. Analisi identica quella del questore Gugliotta, che ha sottolineato come si registri sempre più una maggiore collaborazione da parte dei cittadini nel segnalare reati. Aumentano le telefonate al “113”, e questo è un segnale di fiducia nelle forze dell’ordine. Anche il questore si è soffermato sul determinante ruolo che i giovani e la scuola possono giocare nella lotta alla mafia, soprattutto attraverso la prevenzione.
Ha poi preso la parola Guglielmo Sidoti in rappresentanza del “Comitato 21 Marzo” che raccoglie una serie di associazioni studentesche universitarie. È stato molto accorato il suo intervento, che ha messo al centro la capacità dei giovani di compiere delle scelte consapevoli. Sidoti ha esortato tutti i ragazzi a riflettere circa l’uso delle droghe leggere, molto diffuse tra i giovani, il cui traffico e commercio sono in mano alle organizzazioni criminali.
Sono intervenuti inoltre Dario Montana di Libera Catania ed Enrico Pistorino di Addiopizzo Messina. Hanno portato le loro testimonianze concrete di impegno attivo contro la mafia. Il rappresentante di Libera, fratello di Beppe Montana – il capo della “Catturandi” della Mobile di Palermo che lavorò per anni al fianco di Rocco Chinnici e che fu ammazzato dalla mafia -, ha descritto l’impegno delle cooperative sociali promosse da Libera per la gestione dei terreni confiscati, orientate alla creazione di un’economia sana ed alternativa che produca lavoro e offra opportunità di cambiamento ai nostri territori.
Enrico Pistorino ha descritto le attività del comitato Addiopizzo che, nato a Palermo, si è poi diffuso a Catania e da un anno anche a Messina. Malgrado la calma apparente che si respira a Messina la mafia è fortemente radicata sul territorio della città e della provincia – ha detto Pistorino -, che ha spiegato come il pizzo si manifesti sottoforma di diverse pratiche come non solo le richieste in denaro ma anche l’usura, l’assunzione di personale o l’imposizione dei fornitori. Una pratica che colpisce i giovani è anche il furto dei motorini e la restituzione attraverso il pagamento di somme di denaro. Il messaggio che Addiopizzo intende lanciare è che occorre passare dalla lotta alla mafia delegata a pochi eroi, magistrati e forze dell’ordine, a quella fatta attraverso il coinvolgimento di tanti cittadini consapevoli. Pistorino ha annunciato che unitamente all’Associazione antiracket si sta lavorando alla costituzione di una lista di commercianti ed imprenditori che hanno denunciato il pizzo ed allo stesso tempo una lista di cittadini consumatori che si impegnano a fare i loro acquisti presso questi esercenti.
Tornando all’auto martoriata esposta ieri davanti al Palacultura, era quella degli agenti di scorta che morirono con Falcone, il pacifista Renato Accorinti che è intervenuto in mattinata al convegno ha nuovamente lanciato un appello, in questo caso al prefetto Alecci e al questore Gugliotta, perché quello che è ormai un simbolo della lotta contro la mafia, rimanga in città e non venga trasferito definitivamente a Palermo. Una battaglia che Accorinti conduce sin dal 2005. Nel pomeriggio le attività sono proseguite con esibizioni musicali, teatrali e con l’esposizione di opere e foto artistiche. (di Nuccio Anselmo per Gazzetta del Sud)
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